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Carlo Calenda: “Consiglio europeo, un compromesso insufficiente”

Carlo Calenda: “C’è stata la finale di Champions League, il Consiglio Europeo, che dai noi è vissuto appunto come una grande partita di calcio, peccato che non c’è un punteggio ufficiale finale. Quindi non si sa se abbiamo vinto o se abbiamo perso. Quello che sappiamo è che l’opposizione dice che abbiamo perso e la maggioranza dice che abbiamo vinto. 

Le cose stanno in un modo un pochino più complesso. In realtà quello che è successo ieri al Consiglio Europeo è che si è preso atto di quello che ha detto l’Eurogruppo. E ha dato mandato alla Commissione di studiare il Recovery Fund ma senza Recovery Bond, che per noi era un tema fondamentale. 

E ha fatto un riferimento al bilancio europeo sembrerebbe indicare che le risorse debbano provenire da un bilancio europeo rafforzato. Ora che il bilancio europeo vada rafforzato essendo l’1% del PIL europeo non c’è dubbio, ma per le attività ordinarie. Perché qui se l’Europa come dice la Lagarde fa meno 15% siamo di fronte ad un Armageddon come dopo una guerra. 

Allora il tema è avere 1500 miliardi gestiti dalla Commissione europea per fare un piano europeo sulla disoccupazione e sulle garanzie alle imprese che sia uguale per tutti i Paesi europei, perché sennò banalmente alla fine quello che accadrà  è che chi era più forte uscirà ancora più forte, perché potrà aiutare le sue imprese di più, visto che la normativa sugli aiuti di Stato è stata sospesa in parte. Chi è più debole sarà ancora più debole. l’Europa sarà più divisa, il mercato interno sarà più fratturato. Questo messaggio non è arrivato, anche se è parzialmente citato in delle conclusioni del Consiglio Europeo estremamente fuffose. 

Non è arrivato in parte perché gli Stati membri continuano a farsi i fatti loro. Chi sa gestire bene il proprio Paese dice: “Io me lo gestisco bene che bisogno ho dell’Europa”. Chi se lo gestisce meno bene e ha bisogno di risorse come noi, noi dobbiamo mettere 500 miliardi di debito da qui a fine anno, di cui solo 220 miliari comprerà la BCE, e meno male che c’è perché senno’ saremmo veramente subito con l’acqua alla gola. Però abbiamo un problema enorme. E allora questa poderosità, questa forza della risposta europea ieri non si è vista. Certo bisognerà aspettare quello che dice la Commissione Europea, quello che presenta il 6 maggio la Commissione Europea, di nuovo tempo perso. Di nuovo una reazione che non sembra all’altezza delle aspettative.

E allora in Italia non possiamo di nuovo dividere il dibattito tra gli europeisti che dicono : “L’Europa tutto bene, sempre, qualunque cosa faccia”,  anche se non è all’altezza delle aspettative degli europeisti.  E dall’altro lato i sovranità che qualunque cosa l’Europa faccia o la BCE faccia dicono: “Non serve a niente, non è importante, è la perdita, è la sconfitta”. Non ha vinto nessuno e non ha perso nessuno.  O meglio forse ha perso l’Europa per come si sta configurando la reazione europea, e ovviamente non parlo di quella BCE che è fondamentale.

Se noi non smettiamo di affrontare questioni complesse come gli accordi internazionali o la mutazione dell’ Europa che deve avvenire e che è difficilissimo, e lo facciamo per categorie ideologiche, senza guardare la realtà dei fatti, poi siamo finiti.  Questa è la stessa cosa accadendo su ogni questione politica. Che abbia a che fare con l’Europa come il MES, o che abbia a che fare con i provvedimenti da prendere in Italia. Questa corrida è una corrida di irresponsabili. E l’unica ragione per cui può continuare è perché noi la facciamo continuare.

Perché tanto continuiamo a pensare che la politica è questa. Opposte tifoserie che scontrano su tutto, che non si leggono una carta, che non hanno mai gestito manco un bar. Ma che pero’ ci possono rappresentare, perché in fondo siamo il Paese dei fascisti, antifascisti, comunisti, non comunisti, quelli che vogliono l’invasione degli extracomunitari. Ecco se noi non impariamo a capire che tutto questo modo di fare politica è finito, perché la situazione è tragica. Questo Paese si sveglierà una mattina avendo distrutto il lavoro di tre generazioni di italiani. E a non farglielo fare tocca a noi.”